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F. Barale, A. Ferro in L'esperienza condivisa, a cura di L. Nissim Momigliano e A. Robutti
Reazioni terapeutiche negative e microfratture della comunicazione analitica
[...]un tema di carattere più generale, riguarda il rispetto del ‘testo del paziente', ossia il bisogno del paziente di avere
un interlocutore che condivida le sue narrazioni (inserendosi in esse con un proprio contributo e partecipando così alla loro evoluzione)
piuttosto che di un analista che estragga significati e sostituisca al testo del paziente la ‘versione ufficiale della verità psicoanalitica'
(Bollas, 1987). Come ci ha insegnato Winnicott, bisognerebbe riuscire a ‘giocare col paziente, presentargli un'idea o un pensiero come un
oggetto che esiste nello spazio potenziale tra paziente e analista, un oggetto che deve passare avanti e indietro tra loro e, se risulta
utile al paziente, potrà essere conservato come quel tipo di oggetto affettivo che ha subito una verifica' (Bollas, 1987). [...] In questione
è il rapporto che l'analista sente autenticamente di avere con la verità analitica, come qualcosa che si costituisce comunque nella relazione,
non come qualcosa che preesiste ad essa (iscritta nel mondo interno o nella storia) e di cui egli ha personale possesso.
D. W. Winnicott
Sviluppo affettivo e ambiente
Allorché svolgo una psicoanalisi, io miro a:
Stare vivo
Stare bene
Stare sveglio
Miro ad essere me stesso e a comportarmi di conseguenza.
Una volta che ho iniziato una analisi mi attendo di continuarla, di sopravvivere ad essa e di terminarla.
Mi piace condurre una analisi e ne attendo sempre la fine: l'analisi per amore dell'analisi non ha significato per me: Faccio un'analisi
perché è ciò che il paziente ha bisogno di fare ed è ciò con cui ha bisogno di avere a che fare; se non è l'analisi ciò di cui ha bisogno,
allora applico un altro trattamento.
H. Racker
Studi sulla tecnica psicoanalitica
[...] Infatti la relazione affettiva con l'analista che in questa maniera viene a crearsi, è qualcosa che già esiste nel
paziente ma in forma latente. E' qualcosa che esiste in lui a partire dai suoi primi anni di vita; e viene determinata dagli impulsi e
dalle fantasie irreali del piccolo bambino, sperimentate da lui come reali; queste antiche esperienze costituiscono relazioni fortemente
conflittuali, piene di sentimenti persecutori e depressivi e, per questo stesso, più fortemente rimosse e negate.
[...] In questo
senso la creazione del transfert rappresenta il riportare alla luce queste relazioni che devono essere rivissute perché abbiano un nuovo
e migliore destino. Tanto più ciò si realizzerà, tanto più avranno un destino diverso e migliore le relazioni attuali del paziente,
che sono in gran parte determinate da quelle più antiche. Torno a dire pertanto che viene a crearsi solo quello che già esisteva,
in un primo tempo così come esisteva, e in un secondo tempo per essere trasformato dall'analisi dei conflitti che deve portare alla
mobilizzazione delle potenziali capacità, di ciò che, anche se già esisteva, era rimasto allo stato latente. Da questo punto di vista
l'analisi nel suo insieme può intitolarsi come uno degli scritti di Nietzsche Come divenire ciò che si è .
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